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.Sullo sfondo di una guerra fra le truppe napoleoniche e quelle papalin
e, Cesare Angelotti – fuggito dalla prigione di Castel Sant’Angelo – si rivolge all’amico pittore Mario Cavaradossi, rifugiandosi in una chiesa dove sua sorella – la marchesa Attavanti – gli aveva procurato dei panni femminili per passare inosservato. Cavaradossi, nel frattempo, cerca di dar sostegno e aiuto all’amico invitandolo a rifugiarsi nella sua villa in periferia, proprio mentre il sagrestano della chiesa si appresta a comunicare la vittoria delle truppe del papa su quelle napoleoniche. In un crescendo di pathos e gelosia, Tosca – dopo l’arresto dell’amante Cavaradossi, accusato di tradimento per aver concesso asilo all’Attavanti – si vede costretta a subire le avance di Scarpia (barone sadico e capo della polizia pontificia) in cambio di una “grazia” sul plotone d’esecuzione concessa all’amante pittore, “fucilato” con armi caricate a salve. Con “La Tosca”, Giacomo Puccini – insieme a Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, segnò nel 1900 uno dei passaggi fondamentali di un’arte difficile, incompresa, riducendo da tre a cinque atti il dramma omonimo di Victorien Sardou, ambientato nel 1800, un dramma che risulta attualissimo ancora oggi per i suoi continui colpi di scena e reso ancor più famoso da una delle sue romanze – “E lucevan le stelle” – interpretata con passione dal Cavaradossi al momento della drammatica esecuzione.
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TRAMA
L'azione si svolge a Roma nel Giugno 1800.
Chiesa di Sant'Andrea della Valle. Cesare Angelotti, console della Repubblica Romana abbattuta dall'esercito borbonico, perseguitato politico evaso dalla fortezza di Castel Sant'Angelo, si rifugia nella chiesa dove la sorella, marchesa Attavanti, gli ha lasciato l'occorrente per la fuga nascosto nella cappella della nobile famiglia. Entra in scena Mario Cavaradossi impegnato a dipingere un quadro della Maddalena che confronta con un'immagine di Tosca (Recondita armonia). Il sagrestano lo esorta alla serietà del luogo. Cavaradossi resta solo, Angelotti esce dal suo nascondiglio e scorge il pittore in cui riconosce un suo vecchio amico e seguace delle stesse idee liberali. Ma una voce imperiosa annuncia l'arrivo di Tosca, celebre cantante, amante di Mario (Mario, Mario!). Angelotti si nasconde nuovamente. Tosca, è insospettita dai sussurri che ha udito mentre entrava nella chiesa per proporre a Mario di trascorrere la sera nel loro nido d'amore (Non la sospiri...). Caravadossi affretta il colloquio con la scusa del lavoro, in realtà si vuole occupare al più presto dell'amico nascosto. Tosca sta per avviarsi quando riconosce nel dipinto l'immagine dalla marchesa Attavanti e avvampando di gelosia, immagina una tresca ai suoi danni. Abilmente il pittore riesce ad allontanarla. Frattanto l'evasione di Angelotti è stata scoperta e viene dato l'allarme con un colpo di cannone mentre questi riesce a fuggire. Ritorna il sagrestano esultando per la notizia della sconfitta dell'odiato Napoleone. Entra Scarpia, il capo della polizia. Una sommaria perquisizione e la scoperta di un ventaglio della marchesa Attavanti persuadono Scarpia che Angelotti è passato di lì e che il pittore, il cui quadro è un vero e proprio ritratto della sorella dell'evaso, è implicato nella fuga del rivoluzionario. A Tosca che, tornata sui suoi passi per rimandare l'appuntamento poiché a palazzo Farnese è stata indetta una veglia di gala alla quale Tosca non può assolutamente mancare, è stupita di non trovare più Cavaradossi, Scarpia mostra il ventaglio dell'Attavanti. Tosca impetuosamente si precipita verso la villa dell'amante, dove pensa di sorprenderlo con la presunta rivale, e non si accorge di essere pedinata da Spoletta. Nella chiesa viene intonato il Te Deum di ringraziamento per la vittoria su Napoleone. Inginocchiandosi, Scarpia medita un piano diabolico: giustizierà i due sovversivi e farà sua Tosca, invano corteggiata in passato (Va' Tosca, nel tuo cor si annida Scarpia!).
Scarpia, nella suo appartamento a palazzo Farnese assapora cupamente il successo del suo piano dopo aver dato ordine di convocarla con un biglietto “per il bene di Cavaradossi”. La donna accoglie l'invito e viene colpita dalle urla di dolore di Mario che in un'altra stanza, catturato dal solerte Spoletta, viene torturato perchè riveli il nascondiglio dell'Angelotti. Tosca alla fine cede e confessa “nel pozzo...nel giardino”. Dagli ordini che Scarpia impartisce ai suoi sbirri Cavaradossi capisce che Tosca ha parlato e la maledice per essersi dimostrata così debole. Giunge intanto la notizia che Napoleone a Marengo ha ribaltato le sorti della battaglia. Cavaradossi, ricondotto nella stanza, prorompe in un inno alla libertà (Vittoria, Vittoria). Scarpia infastidito lo fa allontanare. Tosca chiede pietà a Scarpia: è disposta a pagare qualunque prezzo per la vita dell'amato. Scarpia, implacabile, osserva che il pittore lo seguirà presto a mano che Tosca non acconsenta a diventare sua amante; questo è il prezzo da lui stabilito. Straziata, la cantante, dopo una accorata preghiera al Signore, chiedendo il motivo di tante sofferenze (Vissi d'arte) accetta il ricatto chiedendo però che il suo compagno sia graziato all'istante. Spoletta entra annunciando che Angelotti si è ucciso per sottrarsi all'arresto. Scarpia intanto spiega a Tosca che non gli è possibile fare grazia aperta, ma ordina che la fucilazione di Cavaradossi sia solo simulata. Segretamente annulla questo ordine. Firmato un salvacondotto per Tosca e per Cavaradossi, Scarpia, non riuscendo più a trattenere il desiderio cerca di abbracciare la donna, ma questa afferra fulmineamente una lama e lo pugnala al cuore. Tosca sottrae il salvacondotto e fugge dalla stanza.
All'alba Cavaradossi è condotto fuori dalla sua cella. Non gli resta che un'ora di vita: offrendo un anello ad un custode lo convince a recapitare a Tosca un biglietto, quindi, sopraffatto dal ricordo delle ore d'amore passate con la sua Tosca (E lucevan le stelle) si abbandona alla disperazione. Ma la donna compare improvvisamente per avvertirlo che la fucilazione sarà solo simulata e rivela a Mario di avere ucciso Scarpia e di avere sottratto il salvacondotto. Mentre si abbracciano giunge il plotone di esecuzione e Tosca raccomanda a Mario di cadere con arte. La fucilazione ha luogo ma quando, allontanatosi il plotone, Tosca si accorge che Mario è stato ucciso realmente. Scarpia ha tramato contro di lei l'ultimo inganno. Si odono voci confuse avvicinarsi: è stata scoperta l'uccisione di Scarpia, e Spoletta si precipita verso Tosca per arrestarla. Tosca salita sul parapetto del castello si getta dagli spalti sfidando Scarpia "Avanti a Dio" in un'ultima crudele lotta ultraterrena.
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